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GIORNO DOPO GIORNO...

...ci trovammo avvolti dal cielo, ne facevamo parte.

alberto zumpallicchiu

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Alberto Zuccalà, mi firmo zumpallicchiu. Sono della provincia di LECCE. Questo blog nacque come punto d'incontro per la mia classe, era il quarto anno di Liceo... ma poi, la vita vuole che le strade scelte da ognuno intraprendano orizzonti diversi e... non basta più, uno spazio su iternet per tenerci acora "vicino". Ben più veloce resta il metodo telefonino. ;) Ma qualche nostalgico c'è sempre... e ritorna da qeste parti. Mi piace scrivere... e così nel tempo il blog si è trasformato, diventando "incontro" per nuovi amici, nuove persone, una "piccolo diario" dove appuntare scarabbocchiare. Credo nella comunicazione, nell'espressività... della poesia come della fotografia: anche un graffito sa parlare e un errore di grammatica.. non è sempre un errore! La scrittura? ...tutto dipende dai momenti, dall'istinto... da un piacere che nasce inspiegabilmente, all'improvviso... come succede per l'Amore! Se ti può interessare."la voce della vita"(manni editori) un mio libro,possiamo incontrarci anche lì ;)
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July 01

progresso - alberto zuccalà

 

Hai presente il progresso? Chi gestisce le sue nozze è il fautore del male o del bene. Il progresso può portare all’altare o l’arte o il denaro.

Chi celebra le nozze con l’arte opera per il bene, chi celebra per il denaro sancisce l’inizio di un male.

Hai presente la marmellata? Comprata è una cosa, fatta in casa è altra storia. Una è progresso e l’altra è arte. Se il progresso sposa l’idea dell’arte il risultato è edificante, ma se sposa una marmellata, per il solo “miglior modo di confezionarla”: semplice, facile, pratico, veloce, immediato, remunerativamente vantaggioso... allora parliamo già di un decadimento. Così è per tutto.

Ecco perchè apprezzo il gelato alla stracciatella del Gs!

 

albertinik

June 28

proiettato alla felicità

 

Ho scritto un messaggio ad Antonietta: “è più quello che non so che quello che so”. Bhè, è figo, no?!? Cioè, voglio dire… in un mondo in cui tutto sanno tutto di tutti e di ogni cosa del tutto è bello essere originali così.

Non per scelta, né per vocazione, né per depressione.

Hai presente quando ci si lascia con una ragazza e si pensa soltanto a pensieri tristi che ruotano intorno al “Non troverò mai più una persona così”? Bhè! Quello che riusciamo ad intuire come triste è il momento più bello, quello in cui si è davvero liberi e pronti per trovare chi tutto quel passato lo sa capire, lo sa abbracciare e lo vuole dentro la sua storia! Bello! Troppo bello!

Bhè io adesso, mi trovo così: fuori dalle mie certezze e proiettato alla felicità.

 

albertinik

sei solo tu

 
...ti ho scritto "Grazie", solo "Grazie",
per avermi dato tu la vita. Sei solo tu...
 
G.Cionfoli
June 26

RISPONDO A don paolo farinella - alberto zuccalà

 
 
a questa lettera rispondo brevemente così:
 

Ben lontano dall'idea di pormi a difesa di Berlusconi scrivo: trovo la lettera sciocca e confusionaria. Pensa davvero che i cristiani cattolici non facciano altro che sottostare alle direttive dei cardinali? I cristiani seguono Cristo, i cardinali, al massimo, puntano una direzione, ma il cristiano è critico! Si pone "una" domanda su Gesù, lo cerca, quindi poi "sceglie", ogni giorno; quindi mio caro don Paolo quando leggo credenti "disorientati e rassegnati"?! già qui lei parla di un’altra religione! (O chissà che vangelo usa!)  Berlusconi si fa predicatore dei principi cristiani e poi fa altro? Ma è il primo furfantello che sfrutta questa tecnica?  E non è certo il votarlo o non votarlo che fa cristiani J altrimenti sfioriamo la fantascienza !!!

Il cristiano si meraviglia che la “Chiesa” non "incrimina" il comportamento del premier? Sono "chiesa" anch'io e sinceramente non mi meraviglio: non è già di per sè evidente che quel comportamento c'azzecca ben poco con dei sani costumi, ancor prima di tirare in ballo valori religiosi?  Lo troverei solo un pretesto per fare caciara (che distoglie da tanto altro, che ritengo, a mio inutile parere, ben più serio). Se la "chiesa", che lei riduce alla figura di Bagnasco (il chè è quanto dire, sul suo "fare/pensare" da prete), ammonisse il premier, pensa che il gesto redimerebbe le coscienze di un popolo?  Sarebbe davvero ridicolo...  

ergo: niente di più che solo pettegolezzo e caciara!

Caso Englaro e convivenze? Penso che decisioni sulla vita, o stili di vita (che però coinvolgono scelte non del singolo,ma di più persone)  siano ben più Alte di questioni berlusconiane di piacere:

per lo meno, fino ad ora, qui, morti non ne son scappati. O sbaglio?

Se il suo è un tentativo di gettar fango sull'autorità dei vescovi per far rieccheggiare chissà quale finta trama d'intrallazzi bhè" Non son riusciti fino ad ora, i papi, a distruggere la chiesa, vuol farlo lei da Genova"? dopo Napoleone e tanti altri sciocchi?

Mi fa davvero ridere!!

Riconsideri seriamente l'amore che dice di avere per il suo mandato! Lo trovo urgente, perchè è nel marcio di pensieri come i suoi, che la proposta cristina perde la sua identità unica e vincente.

 

albertinik

  

 
June 25

sorridente futuro - alberto zuccalà

 

ariannavigevaniqe9.jpg

 

Guarda che disincanto c’è ogni giorno! Guarda, come all’improvviso qual qualcosa atteso non c’è più! Di punto in bianco non c’è più, e non so far altro che chiedermi di me. Nel rumore delle auto che passano per strada, nelle pagine dei miei libri,  nello specchio della mattina… solo me. E’ difficile, lasciare il passato e abbandonarsi al giorno, al nuovo istante : non lo conosco, non mi conosce.  Come si fa? E non c’è un’anima a questa terra che sappia farmi intuire a lungo, la differenza tra un passato triste e la speranza sorridente del futuro.

 

albertinik

progettare domani - alberto zuccalà

 
Sarà che l'america è lontana, però a volte vien da chiedersi: chissà se mai un giorno ci metterò piede?! La vita così piccola in una stanza, e così infinita oltre i confini. Le guerre lontane, la politica, i frastuoni sembrano non coincidere con i nostri respiri. Il futuro, sembra ci sia impossibile prevederlo. Eppure... è li, è già domani. Se ci penso: cosa c'è di più bello del progettare? Non sognare le cose da fare nel futuro, ma progettare: avere una meta da raggiungere. Vivere gli spazi confinati alla giornata, non è lo stesso viverli costruendoli per il domani. Si vive come su una cresta di un vulcano, vero, ma dall'alto di un domani, sarà bello vedere attese realizzate dentro confini conosciuti. Ed è bello pensare non è ma troppo tardi per il domani, purchè si voglia veramente.
 
albertinik
June 24

il paese dei balocchi - alberto zuccalà

 

Siamo come topi, destinati all’incredulità delle facce degli uomini quando ci vedono, alle espressioni di quando ci ascoltano. Spenti, dietro l’ombra di un sasso. Sepolti dal buio dell’ombra di sassi diversi. Eppure a volte la musica ci fa cantare e credere all’amore. Io all’amore non ci credo più, perché ho smesso di credere ai racconti degli uomini quando mi hanno detto che non esisteva il paese dei balocchi.

 

albertinik

June 18

penso però poi smetto - alberto zuccalà

 
Pensavo. E la cosa più bella di quando penso è che poi smetto. Chissà che passa dentro i pensieri della gente delle tende in questi giorni: se vince una rassegnazione elegante, una gioia  spontanea, la riscoperta di valori ritrovati. Ci penso, perchè poi non siamo così lontani da tutto quel terremoto se pensiamo che niente può evitarci una situazione del genere. Ci penso, si, perchè al posto di quella persona ci sarei potuto essere io, la mia famiglia, i miei amici, il mio paese... e da così lontano (nei giorni e nella distaza apparente) sembra che tutto sia finito. "Penso, però poi smetto". Già, smetto! E mi vergogno di farlo. A volte ci torno, ma poi smetto e vedo il traffico intorno a me, come l'unico possibile a questo modo: il resto? chiacchiere, fantasie, mondi che non sono per me, per noi, per la mia gente. Però vivo in modo diverso: guardando ad una grazia persino di fronte ad un saluto
 
albertinik
June 08

come farfalle - alberto zuccalà

L'ALBERT'S WIND COMMUNITY FILM PRESENTA la sua ultima creazione cinematografica "COME FARFALLE"
 
...DOVE CHI SI SENTE AMICO MIO C'E' DI DIRITTO ANCHE SE NON SI VEDE ;)
Per tutti gli amici di zumpallicchiu... e anche per quelli che non ci sono più ma sorridono da lassù...:)
June 05

libera - alberto zuccalà

 

Vedrai che arriverà. Basta sperare. Aspettare, avere la pazienza del tempo. Arriverà e sarà più di prima. Non rintanarti, stanati dalla noia, dai pensieri. Vola ora che puoi, che sei più libera. Vola verso ciò che desideri, anche se non ci sono più io nei tuoi giorni a lanciarti nella vita. Che tu sia libera. Libera e felice e come una stellina. Non stancarti mai.

 

albertinik

June 03

ritardarmente - alberto zuccalà

A volte si sbaglia. Si sbaglia tempo, scelta. Si sbaglia anche per dimenticare e si sbaglia per aver dimenticato.  La fretta completò il suo gioco e volle che il caso lo fermasse e venisse multato per le sue infrazioni innoquamente desiderate. Avrebbe tardato, prima di tornare da lei. Ma a volte si sbaglia persino ad aspettare.

albertinik

June 02

pensiero profondo - alberto zuccalà

 

 

Ebbe un pensiero profondo. Profondo come sono quelli che sanno dirti la verità anche se non ti trovi al cospetto delle lacrime. Riuscì a guardarci dentro. Vide il suoi giorni, dall’esterno, come uno spettatore vedrebbe il suo film. Non s’aspettava la sua vita la dovesse ad un certo punto  affidarla ad altre mani, alle teorie della scienza. E riflettè con qualcosa che somigliava ad un “Pensiamo di essere capaci di tutto noi”  “Crediamo di saper gestire noi stessi”. “Noi minatori capaci dei nostri dolori”. E diventano all’improvviso altri, a prendere in mano la vita e suturarla ad un respiro in più. In corpo nudo. Nei suoi visceri nudi. La vita.

albertinik

June 01

sul fondo del mare - alberto zuccalà

 

Passavano i giorni, ed erano giorni d’estate. Passava il tempo e sembrava fosse passata un’eternità, ma  quei pochi giorni erano un’eternità! Passava i giorni in silenzio, a guardarsi e a scoprire la sua vita sfregiata . Passava i giorni in silenzio e la vita tornava dentro pensieri crudeli. Passava i giorni in silenzio e non sapeva ascoltare niente, senza più sapersi coinvolgere, se non come un disadattato alla ricerca di una razionale illogicità.  Assente, così come infondo era il suo cuore nei confronti di tutto, pur sapendo l’aspirazione più grande quale fosse e dove si trovasse: sul fondo del mare, la corrente, la custodiva tra le alghe, come un tesoro destinato ad una futura coincidenza imperfetta.

albertinik

May 31

il cielo di allora - alberto zuccalà

 

Spostò i fogli pieni d’inchiostro e guardò il marmo della sua scrivania. Si specchiò all’interno. I raggi del sole la illuminavano solo per metà: il resto del suo volto era lasciato all’oscurità. Si osservò e non vide nient’altro che l’inutile sforzo di credere in un canto che potesse rendere gloria al suo cuore. Così restò sola. Sola, ad accogliere “perché” che trovavano risposte più grandi di tutto il cielo che aveva conosciuto fino ad allora. 

 

albertinik

May 30

riflessioni - alberto zuccalà

 

Perse le regole e perse se stessa. Non sapeva scegliere, ne decidere se era giusto proseguire o fermarsi dentro tutto il tempo che fino  quel giorno aveva perso inutilmente, per paura che non fosse tutto vero, che niente le appartenesse fino in fondo. L’intolleranza prese il profumo dell’impazienza, come l’impazienza  soffriva ogni attesa e l’attesa era quella che aspettava le potesse succedere ancora, come quando scelse di preferire a se stessa, l’attenzione verso un' amore che non conosceva, né mai così aveva incontrato prima di allora.

albertinik 

dipinto di nico zanovello
 

ricominciare - alberto zuccalà

 

Come se passare nell’oscurità significasse necessariamente non avere più occhi. Eppure gli occhi restano sempre addosso ad ognuno, anche su chi finge di non averli più. Gli occhi restano e restano aperti anche nel buio, per aspettarsi presto una luce, per aspettare ancora e presto il sole,  quel sole, capace di dividere il giorno dalla notte, il giorno da ogni notte e la notte, tra quella che ti fa riposare e quella che non fa dormire mai.

albertinik

May 06

6 aprile ore 3.32... terremoto l'aquila - alberto zuccalà

 
"...nel tenue ricordo di una pioggia d'argento il senso spietato di un non ritorno. Di quei violini suonati dal ventol'ultimo bacio mia dolce bambina brucia sul viso come gocce di limone l'eroico coraggio di un feroce addio ma sono lacrime mentre piove...piove" ..serena, federica, andrea, armando, valentina, rossella, giulia... sorridere con voi, come sempre, per sempre, in ogni luogo... non ci sarà mai un "ultimo bacio"!
 
alberto
April 18

stringimi a te - alberto zuccalà

 

STRINGIMI A TE

 

E poi mi trovo qui, a vedere la mia casa e i rumori della mia gente. Mi trovo qui e sembra che il mondo non sia poi lo stesso per tutti: sembra possa esistere un inferno e un paradiso senza un confine sfumato, solo netto. Un giorno ed una notte che sanno d’amore e di morte. Solo d’amore o solo di morte. Pensavo che l’alba arrivasse più lentamente. Non ricordavo un passaggio così veloce. “Ma hai sentito Albè?”. “Si, ho fermato la televisione che stava per cadere Andrè!”. “Vabbè dai, io vado a dormire”. “Si, si, spengo e mi metto a letto anch’io che domani devo ripetere per l’esame”.

Poco dopo la scossa delle 00.00 abbiamo scherzato un po’ col coinquilino. Cercavamo di sdrammatizzare, anzi, credere e convincerci che le tante rassicurazioni dei giornali dei giorni e dei mesi precedenti valessero anche per quella, che sembrava una delle tante, solo l’ennesima scossa. Nessuno tra gli amici, né i tg alimentava preoccupazioni. Ho salutato andrea e chiuso la porta accanto al mio letto. Ho acceso la luce della scrivania. Ho dato un po’ di ordine a delle carte e ho rotolato tra le mani il mio anellino. Ho pensato forte a lei. Senza che il pensiero si fermasse su qualcosa di particolare. Quando penso a lei,  che sia un’arrabbiatura o una gioia, in quel pensiero finisco sempre col sorridere. Ho pensato a quello che mi ero detto poco prima con Andrea, al fatrto che era da poco entrato l’ultimo giorno prima dell’esame e poi agli amici con cui nel pomeriggio per messaggio progettavo un pasquetta. Ho acceso la luce del comodino e spento l’altra. Mi sono svestito e indossato il pigiama blu che era sotto ai miei cuscini. La batteria del cellulare, come ogni volta, l’ho collegata al caricatore . Ha emesso un suono. Mi sono arrivati alcuni messaggi. Parlavano di “buonanotte” e ho rimesso il telefonino accanto all’interruttore della lampada. Non ho spento subito e son rimasto seduto un po’ sul letto a pensare  a tante cose, fissando un disegno formato “carta da imballaggio”. L’avevo disegnato perché volevo nascondere un alone che stava su quel lato della stanza, che seppur impercettibile m’infastidiva vederlo. Ho fissato a lungo paperina che guardava paperino e ho pensato in silenzio, sorridendo: “Quanto le somiglia!”. Sono sceso con lo sguardo sulla porta e il cuore mi ha detto: “non sarebbe meglio lasciarla aperta sul corridoio questa notte?” ma ha risposto per me la stanchezza. HO tirato in basso il tasto rosso dell’interruttore della lampada e mi sono girato sul fianco stringendomi addosso il piumone.

Nell’omelia della messa delle 20.00 don Gino, che ha pochi anni più di me, aveva commentato la lettura della passione della domenica delle palme con “Dio non è un’assicurazione, un modo per evitare i problemi, sfuggire da essi. Dio ti dà la forza e il metodo per viverli e attraversarli”. Mi è ritornata in mente questa frase insieme ad altre, alla fine della quale ho detto “Aiutami a chiederTi perdono”, col desiderio di volermi confessare per la settimana santa che iniziava.  Al Cielo ho lasciato questo pensiero e le sue ali. Gli occhi erano chiusi già da un po’, i pensieri mi hanno accompagnato nel sonno. Amore. Silenzio. Stanchezza e finalmente sonno. Ore 3.32.Il rumore di un martello pneumatico, incalzante, deciso, continuato, infinito. Che rumore forte! “Cos’è?”. Il letto vibrava e mi son messo in piedi per la stanza. L’equilibrio mancava. L’armadio sbatteva.. Buio. Tutto buio. Troppo buio. “Andrè! Andrè!” ho gridato con tutta la voce che potevo “Albè!” ho sentito rispondermi. “Cazzo! Cazzo! Questa è forte! Dai, dai usciamo!”. Sono tornato in camera. Ho cercato le scarpe nel buio e le ho infilate senza preoccuparmi dei lacci. Buio. L’abitudine mi ha fatto prendere il cellulare ed il portafoglio. Buio. Mi sono avviato per il corridoio della casa. Buio. Sentivo la voce di Andrea gridare, ma perdevo l’equilibrio. Buio. La luce del cellulare mi ha fatto intravedere una crepa importante. Ho temuto. Nell’ingresso cercavo il giubbotto, che era accanto alla porta. Ho sbattuto il ginocchio. Ho iniziato a scendere le scale e nel buio sentivo i calcinacci e le briciole di tufo per terra. Respiravo polvere. Sono riuscito ad arrivare in fondo al condominio. Il portone d’uscita era bloccato da un pannello di legno che decorava il corridoio d’ingresso. Il pannello era grande più di un’automobile e sopra era ricoperto di tufi e calcinacci. Li abbiamo spostati e abbiamo provato a tirarlo su. Il cuore faceva mancare il fiato e al primo tentativo il pannello ci è caduto a terra per il peso. Abbiamo provato una seconda e poi una terza ed una quarta volta. Abbiamo provato a muoverlo in mille modi con addosso una paura che altro è immaginarla altro è viverla. Andrea ha picchiato con i pugni sul portone gridando “Aiuto

 

AiutoAiuto!”. “Dai Andrea vieni qui, proviamo di qua!” e finalmente, con una forza che non avevo pensato potessimo avere considerando i tentativi precedenti siamo riusciti a tirare su il pannello. Andrea aveva avuto la lucidità di prendere le chiavi. Se non le avesse prese ci saremmo trovati bloccati perché la serratura a scatto, elettrica non funzionava, ovviamente, senza elettricità ed ormai la porta di casa era chiusa dietro di noi.

Sembrava fosse tutto finito, ma poco dopo un polverone immenso ci ha travolti. Nei lampioni andava e veniva la corrente e tutto diventava ora fioco ora completamente buio. Ci siamo allontanati per strada come se si camminasse nella nebbia. Al centro dell’incrocio di via xx settembre con la villa comunale iniziavano ad arrivare come zombie ragazzi e ragazze che piangevano gridando. Chi in pigiama, come noi, chi in mutande, chi con ancora addosso il piumone. Tutti t4ravolti dalla disperazione. Un signore mi ha chiesto di telefonare. La linea per la quale chiamava non era libera. Ho provato a fare il numero di don Gino e poi quelli di tanti altri amici. Mi ha risposto piangendo. Era in piazza duomo e gli siamo corsi incontro. Vedevo cornicioni penzolanti, abitazioni squarciate, il corso bloccato dalle macerie e pellegrinaggi di paura a volte lenti d’incredulità e a volte in corsa di disperazione. E intorno respiravamo polvere di tufo e si tossiva. Sotto i calcinacci un uomo chiedeva aiuto. In piazza un altro si reggeva il sangue. Alcuni stesi per terra respiravano ad occhi chiusi. Abbiamo incontrato don Gino, che piangendo mi ha è corso incontro e mi ha abbracciato forte. Molto forte. In pochi istanti la piazza si affollava e i messaggi tra noi studenti arrivavano anche sul mio telefonino. Tra questi quello di Claudia: “Stiamo partendo con la macchina adesso, vieni con noi?”. Mi sono voltato verso don Gino e a lui ho fatto questa stessa domanda. “VAIIII!” mi ha gridato. Ho salutato Andrea e Luisa e sono corso tra le macerie verso la villa comunale. Il traffico aumentava, i clacson sembravano impazziti. Ero fermo, nel pigiama, ad aspettare Claudia e i suoi genitori, con la terra che borbottava di assestamento.

Un viaggio silenzioso, di notte verso strade che non conoscevamo. Il desiderio di fuggire il più possibile da lì. “VAI!”. Se non avessi sentito quel grido non sarei partito. Sarei rimasto lì, nella mia famiglia universitaria, perché (e che se ne dica) lasciare un amico era come lasciare un fratello. Se quel grido avesse tentennato, se solo avesse tentennato, non mi sarei mosso, anche se tutto, intorno non poteva altro che definirsi inequivocabilmente inferno. Avere una persona accanto conosciuta, avrebbe alleviato le paure.

In macchina son rimasto in silenzio, nel mio pigiama blu, come si sta di fronte a tutto ciò che non puoi capire. Come ha fatto a non cadermi l’armadio enorme addosso? Come abbiamo fatto a sollevare quella lastra con Andrea? Come ho fatto ad uscire da quel palazzo ed incontrare proprio quel “VAI!”? E Claudia come ha fatto nel panico, nella corsa, a ricordarsi proprio di me? Pur restando in silenzio, questo ripassavo nel mio cuore, incredulo, nel dubbio tra un sogno riuscito male o lo spettro crudele della realtà. Come non posso chiamarlo “miracolo”? Come faccio a non credere che sia stata “provvidenza”? Perché pensavo al Signore quando quel portone sbarrato sembrava che dicesse soltanto “Dove andate? Siete sepolti qui!”.

Sono vivo e lo racconto. Scrivo in casa mia, nella stagione dei germogli dei fiori, con le voci dei vecchi che passano sotto il mio balcone e parlano un dialetto che conosco. Lo racconto e come faccio a non parlare di una “grazia”? Come faccio a non sentire su di me, adesso, anche la vita di Armando, Rossella, Andrea, Giulia, Serena… che non ci sono più? Ma solo di loro ho notizie: c’è chi è ancora lì, sotto quelle pietre. E tanti, tanti amici non li ho più sentiti: hanno i cellulari spenti. Non so che fine abbiano fatto, né se un giorno mai più li rivedrò. Ho solo il cuore che parla e li cerca respirando ancora e il mio cuore lo fa negli abbracci, nelle voci, negli occhi delle persone che adesso incontro e sento ininterrottamente e che amo stringere a me e sentirle vicino perché ne ho un bisogno infinito. Alcuni sono amici che conosco da tempo, ma altri di voi, come forse sei anche tu che stai leggendo, non li conosco, ma anche a te scrivo questa lunga lettera, che parla di vita e di morte nello stesso respiro e che non cerca spettacolarizzazioni, ma un po’ di tempo per parlare alla tua coscienza.

Non cercar il successo, il potere, i soldi, l’arrivismo, cancella dai tuoi pensieri tutti i rancori, i litigi che ci sono nella tua famiglia, fuori, nel lavoro. Perdona, cerca proprio quella persona a cui vorresti dire qualcosa e perdona! Oggi! Adesso! Muovi tu il primo passo ed ama! Che ne hai della tua vita se un giorno perderai tutto? Fa che quei silenzi non si trasformino in rimpianti eterni.

Ama! Ama davvero, con tutto ciò con cui puoi dimostrarlo! Di “Ti voglio bene!” a chi incontri, ripetilo. Sorridigli e non t’importare di sembrare ridicolo.

Rispetta ciò che hai e non confezionare programmi di corse frenetiche o momenti che non servono ad edificare dentro di te valori che poi non puoi raccontare. Non perderti negli estremismi del divertimento, della velocità, dell’alcool, della politica, delle idee… non serve! Tutto ciò vale poco! La ricchezza, quella vera, quella che basta è nella povertà di un affetto. Non serve a nulla accumulare finti bisogni: ciò che puoi portare con te è solo ciò che porti dentro di te, il resto finisce! Tutto! Avevo finito di scrivere il mio secondo libro, un romanzo, ne avevo iniziato un altro, aspettavo di fare l’esame due giorni dopo il terremoto per poi dedicarmi ad inviare quel testo… alle case editrici e sognare una pubblicazione. Avevo programmato quando contattare il professore per iniziare ad informarmi sul lavoro di tesi. Avevo conosciuto un sacco di nuovi amici. Ed ora? Ne conservo soltanto una bozza, ma non ricordo più dove; non so se e quando ricomincerò l’università, alcuni di quei cuori non ci sono più… .

Ho visto persone rincorrere lo studio, gli esami, il “primo posto”, ogni giorno, senza voler cercare spazio nella loro vita per suonare una chitarra e cantare, ho visto professori universitari sentirsi onnipotenti e intervistati giorni dopo dentro ad un pigiama, ho visto me stesso, di fronte a quel portone solo e spogliato della mia vita: “Mi fossi confessato” ho pensato in quel momento. Perché nient’altro ti resta che il Cielo. Perché solo quello sa cercare, in quel momento il tuo cuore. Perché vivi quegli attimi di paura senza avvertire la distanza che puoi vedere normalmente tra il cielo e la terra in un qualsiasi giorno di solo. Tiri tutto giù e il tuo cuore parla con qualcosa che somiglia davvero a quel “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato!”. Si, sembra strano forse, pensare che ti venga in mente questo, ma con la morte in faccia (perché solo questo mi diceva quella lastra di legno) non desideri altro che morire nel migliore dei modi, anche se non sai se quel Dio che si racconta nella storia e ti chiede di voler vivere dentro di te, di essere il suo prolungamento sulla terra, esiste o meno per davvero.

Quelle immagini che si vedono in televisione non si fermano soltanto lì: i miei occhio vanno oltre, perché conoscono il punto, il colore del palazzo accanto (che magari non viene inquadrato dalla telecamera) e dentro quelle montagne di pietre sanno chi ci può dormire. Oltre quelle immagini vedono storie di persone che fino a pochi giorni prima, ti avevano aperto la porta di quella casa per darti degli appunti o invitarti per sorridere ad un caffè.

E noi oggi chi siamo? Dietro cosa ci perdiamo? Quanto siamo pronti a vivere la morte? E’troppo facile dare ancora la colpa di tutto a Dio! Quelle case non le ha costruite Dio, che si preoccupa (ed occupa) invece, di edificare dentro di te, ciò che hai dentro: quelle case le hanno costruite gli uomini, con la loro libertà. Ma con quale coscienza? (E quale scienza?) Se una basilica di San Bernardino alla grande scossa non si è neppure aperta e la casa dello studente dondola come fosse

di cartone: una costruita con le regole della matematica, l’altra soltanto con quelle umili di un passa parola. Cosa resta dell’orgoglio di quegli alloggi quarant’anni dopo? E’ possibile che dietro ci sia ancora una volta una logica di profitto? Si, rispondo io! Si! Perché a L’Aquila, gli studenti meno facoltosi, pur di avere un alloggio dormivano dentro gli appartamenti, che non chiamavi “tuguri” soltanto per non offendere la dignità di quell’amico. Ma con quale coscienza si affittavano? Con quale coscienza gli amministratori pensavano ad una “metropolitana di superficie” poi mai più ultimata per errori di calcolo, quando quei soldi per un servizio, oggettivamente ritenuto inutile da tutti, potevano servire per migliorare gli stabili? Andrea, Armando, Rossella, Serena, Giulia… non siano soltanto storie sulle quali ritorcere un dolore ma portino fuori di noi ciò che conta veramente, ci educhino (ex ducere) a vivere responsabilmente il nostro lavoro, le persone che incontriamo e la nostra religiosità.

Personalmente, ora che ho pianto e sono tornato a sentire il mondo, dico di aver visto davvero tanto di quello che testimonia il Vangelo. A tutti i miei amici in rubrica, questa mattina, ho mandato un messaggio che riassumeva questi pensieri, invitandoli a non confondersi, perdersi dentro le banalità, ma di cercare Cristo, perché chi sa vivere un’esperienza con Lui, anche fuori dalla semplice Pasqua e  della messa fa un’esperienza d’amore, che non è diversa da quelle che passano attraverso i nostri messaggini del telefonino, i baci, le complicità e le passeggiate in riva al mare… e come tale, morte o vita che sia, ha la potenza di sconfinare oltre gli estremi confini della terra. Senza la mia fede, avrei sofferto molto di più. Il cuore mi tiene in mano e parlo: sarei potuto morire, ma sarebbe stato diverso morire in pace con il Signore, e all’appello delle mie responsabilità di studio e di relazioni umane, quella notte mancava solo Lui.

Non restiamo in silenzio, parliamo, abbracciamoci, cerchiamoci, rispettiamoci, stimiamoci… sia questa tragedia l’inizio di un nuovo modo di vivere. Non ci blocchi la paura: c’è Chi ha insegnato un metodo per vivere la morte.

E’ questo ciò che passa nel mio cuore ora che posso ritornare a guardare il mio mare e sento il dovere di amplificare questa Verità, con la speranza che tu in prima persona possa tra i tuoi cari, diventare suo prezioso e irripetibile prolungamento.

“E’ arrivato il tempo, di lasciare spazio a Chi dice che di tempo e spazio non ne ho dato mai”. Canto questa canzone scritta dal mio amico Giuliano Sangiorgi. Ho trasformato quel “chi” in maiuscolo, Signore, perché come facevo anche da bambino, con la mia chitarra ti dedicavo le canzoni che più mi piacevano. La dedico  Te, perché per pensare all’esame, alla corsa della ripetizione, fino a quella notte, pensando ancora una volta di più a me stesso non ero riuscito a trovare “spazio e tempo” per chiederti perdono, neppure per un’ora.

 

Alberto Zuccalà

Studente del sesto anno della facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di L’Aquila sopravvissuto per miracolo al terremoto.

  

 

Galatone (lecce) 8/4/09

 

versione video del testo 

 

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8909 

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8891 

 

February 18

dalla notte - alberto zuccalà

 

La notte aveva cambiato la notte, e il rumore l’alba fino all’alba seguente. Svegliatasi,  prese il lenzuolo e s’avvolse al suo interno. Un pezzo strisciò per terrà come fosse un velo da sposa. Avvicinò la finestra della sua stanza e si mise a guardare il vento sui volti della gente. Risistemò i capelli dal disordine dalla passione e del sonno e scoprendosi in quei pensieri vide se stessa bella, per la prima volta, donna, oltre il limite superficiale dell’estetica. “Vieni, vieni addosso a me, così come ti desideravo, così come il mio piacere ti aspettava”… ricordò le sue labbra e queste parole e vide soffiare il cielo contro le nuvole. Sorrise innamorata e finalmente d’amore.

albertinik

February 15

nel sogno - alberto zuccalà

Passò poco distante dal suo letto e la vide addormentata. Non sapeva che volto avesse fino ad allora. Era la prima volta che la vedeva. Passarono anni dal giorno in cui per la vita si trovò costretto a divergere i suoi passi dall’amore. Quella notte, avvolto dal silenzio, stette a guardare il suo sonno seduto su una sedia di velluto rosso che arredava la stanza ai piedi del letto. Sibilavano i sogni, da una bocca socchiusa alla notte e alla vita. Attesero l’alba, le tende e le parole, e nella luce andò via, perché ormai era giusto così.

 

albertinik

 
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ad "incontrarci" ancora
questa in basso
è la narrativa
che scrissi durante gli anni
del liceo.
Nessuna poesia:
eccetto me e te! =) 
 
 
 
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Vittoriawrote:

carissimo, era da un sacco di tempo che non venivo nel tuo space....

c'è un sacco di roba e ci vorrebbe tanto tempo per leggere tutto!

sono contenta che tu stia bene, dopoil terremoto mi ero preoccupata.

ci sentiamo presto.

un bacio vittoria

May 9
senza nome carissimo/a ...lasciami pure il tuo che avrò il piacere di aggiungerti io. a presto. se non vuoi lasciarlo qui puoi mandarmi una mail... a presto
Dec. 21
adawrote:
mi lasceresti il tuo contatto msn?? vorrei aggiungerti...grazie mille ciao
Dec. 4
cristinawrote:
complimenti per il blog e per la splendida persona che sei!nonostante piccole discussioni...
 
Oct. 12
Wariitawrote:
Ciao Zumpallichiu!!!
Vedo che sei così indaffarato da non aver molto tempo da dedicare allo space, però spero ti faccia piacere sapere che tra i blog che ho deciso di premiare c'è anche il tuo!
Passa quando vuoi nel mio Space per saperne di più!
Bye bye
Wariita
Oct. 6